Anche questa è satira

Je suis Charlie, anche oggi. Lo ero prima degli attentati, lo sono stato poco dopo, come era ovvio, social e giusto, e lo sono anche oggi, che fa molto meno social.

Senza scomodare gente sparsa per i millenni, dagli antichi greci in qua, io la penso come Vauro: la satira non è comicità. “Il ragazzo”, che può anche non piacere sempre ma di satira ne sa a palate, in un libretto che si legge facile e veloce, “Critica della ragion satirica”, scriveva: “La satira non deve per forza far ridere. La risata può essere un valore aggiunto per la vignetta. O un danno collaterale. È, almeno nel mio caso, un disegno figlio del momento che mira volontariamente alla pancia, e ogni tanto riesce a entrarci dentro, a volte come un pugno nello stomaco. Non è comicità: l’avete mai preso un pugno nello stomaco?”

Ecco, io questo pugno nello stomaco l’ho sentito tutto. Terremoto all’italiana, dicono. Com’è fatto un terremoto all’Italiana? Così, con i morti e le macerie. Perché siamo il Paese con il più alto rischio sismico in Europa, il secondo al mondo dopo il Giappone; perché ogni 4-5 anni c’è un terremoto che butta giù interi comuni e solo ad agosto l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato 581 scosse in tutta l’Italia.

Nonostante questo, però, nelle aree a elevato rischio sismico ci sono 3.500.000 case che andrebbero messe in sicurezza per evitare, al prossimo terremoto, altri morti, altri crolli e altre vignette. E in questo, francamente, non ci trovo nulla da ridere.